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L'EVOLUZIONE TECNICA DELLA MUSICA
La musica, da un punto di vista strettamente tecnico, sta portando a compimento il lungo percorso che l'ha vista protagonista della cultura e della società mondiale dell'ultimo secolo e mezzo. Dai primi fonografi di Edison della seconda metà del '800 al successo della “musica liquida” di questi anni. In mezzo tanta tecnologia in continua evoluzione. Tecnologia che ha portato la musica ad utilizzare diverse forme e diversi media per essere registrata, trasportata, immagazzinata, ascoltata.
Siamo passati dal mezzo strettamente meccanico della puntina che passa nel solco, all'uso di campi magnetici e nastri, al laser per la lettura dei supporti ottici. L'elemento tecnico più rilevante e di maggior rottura con il passato non può essere altro che la forma digitale, e la conseguente mancanza di un supporto vero e proprio tipico della musica liquida.
IL SUPPORTO CHE NON C'E'
In realtà sarebbe più giusto parlare della mancanza di un supporto di “trasporto” della musica liquida, in quanto sia all'origine che a destinazione “qualcosa” che la possa contenere in qualche modo c'è. Non c'è più il vinile o cassetta o compact disc che in questi anni abbiamo utilizzato come supporti principali (e tanti altri minori sono esistiti) per portare la nostra musica dal negozio alla nostra abitazione.
Manca l'hardware, ma il software c'è e non è mai stato così in forma, se vogliamo. Il concetto di musica liquida si affianca in maniera quasi indissolubile a quello dell'audio digitale, quello che per esistere, essere trasportato ed ascoltato ha bisogno di nuovi strumenti che non sono più quelli classici che conosciamo.
Accanto a questi fanno al loro comparsa anche dei software per la loro gestione, quelli che per l'audio analogico erano completamente integrati nell'apparato di riproduzione e sostanzialmente “invisibili” all'utente come poteva essere, un esempio per tutti, la correzione che lo standard RIIA faceva al segnale in arrivo dalla testina del giradischi per trasformarlo in un segnale che il resto della catena audio poteva far diventare musica per le nostre orecchie.
Nella gestione dell'audio digitale questi software sono tanti e diversificati, sia per tipologia di prodotto utilizzata che per l'uso che se ne vuol fare del file audio stesso. Lo stesso iTunes che ci permette di portare la libreria musicale del nostro computer all'iPod è l'esempio di un software questo tipo, ma tanti altri ne esistono ancora più o meno specializzati in determinati compiti e funzioni. In linea di massima (sorvolando sulle inevitabili eccezioni) il livello di “usabilità” di questi hardware e software è sempre più alla portata di molti.
Le aziende cercano di semplificare al massimo la logica di funzionamento dei loro prodotti e delle tecnologie che ci sono dietro il loro risultato. Standard come UPnP, DLNA, Bluetooth, AirPlay e chissà quanti altri ancora hanno proprio come obiettivo principale quello di massimizzare le prestazioni ed ottimizzare la logica di controllo e gestione. Possiamo realizzare sistemi anche molto complessi nella nostra abitazione, che riescono a combinare funzioni audio e video di tipo interattivo, con prodotti che riescono a “dialogare” facilmente tra loro con un nostro intervento ridotto all'osso e spesso anche di tipo intuitivo.
Come sanno bene gli utenti di AirPlay di Apple, sistema che permette di smistare musica in tutta la nostra abitazione con solo un paio di comandi; oppure come testimonia la complessità e la potenza delle azioni di una catena DLNA che reagisce ai semplici impulsi di un telecomando.
Prodotti e tecnologie mature per una vera “casa multimediale”, da realizzare anche senza l'utilizzo di un computer propriamente detto, anche se molti, moltissimi dei prodotti che utilizziamo quotidianamente sono dei computer e anche molto potenti come è la Playstation, l'Pad, la SmartTV... Prodotti che ci permettono di veicolare il flusso di audio digitale in diverse situazioni e con diverse modalità, con tutta la flessibilità che il formato digitale ci garantisce.
LA QUALITA' SALE
A questa semplicità operativa la musica liquida sta spingendo molto forte parallelamente anche sulla qualità tecnica dello stesso file: anche sotto questo aspetto si sta cercando di superare i limiti del CD. Difficile individuare il momento preciso della nascita del fenomeno della musica liquida, forse potremmo individuare un evento che in qualche modo ha fatto scattare la scintilla: aprile 2007, Apple e EMI si accordano sulla possibilità che dall'iTunes Store si possano acquistare e scaricare i file musicale dell'etichetta in formato a 256 kbit/sec invece dei 128 kbit/sec fino ad allora utilizzati come standard.
Magari a quel punto a qualcuno è venuto in mente che la qualità media dei file audio in circolazione poteva essere elevata in maniera ancora più consistente. Si è partiti, quindi, dal formato dei file memorizzati sul CD per fare di meglio: si poteva e doveva fare meglio dello standard 16bit/44.1kHz!
Quindi si parte dal dato 16/44.1 dove il primo numero indica il formato del campionamento e il secondo la frequenza di campionamento. Provando a semplificare: il formato del campionamento indica quanto il campione audio digitale in questione (ovvero il singolo "fotogramma digitale", quello che alcuni chiamano “parola digitale”) sia “denso” di informazioni. Pensiamo alla "parola digitale" più comunemente usata: 16, nel nostro caso, rappresenta il numero di bit ("lettere" digitali che compongono il campione) che corrisponde allo standard CD.
L'altra cifra, quella di 44.100 (o anche 44,1k), sta ad indicare quante volte al secondo vengono "creati" campioni di audio digitale (in pratica quanti "fotogrammi" al secondo sono stati scattati). Va da se' che tanto maggiore sarà questo numero, tanto maggiore sarà la profondità con la quale viene esaminato quel dato e perciò più informazioni avremo in cambio da questa lettura più approfondita.
Dal formato tipico del CD, quindi il 16bit/44,1kHz, il mondo della musica ha capito che si potevano fare passi avanti, nel cercare di utilizzare ed ascoltare file audio di qualità maggiore. Un po' come è successo con il mondo delle immagini che sono passate dal formato televisivo, al DVD fino ad arrivare all'alta definizione: ad ogni miglioramento dei supporti e dei mezzi di trasmissione si è elevata la “densità” delle informazioni e di conseguenza la qualità delle immagini riprodotto. Un processo molto simile al punto che alla fine anche per l'audio, aumentando le sue caratteristiche tecniche, è stata coniato il neologismo di “audio ad alta definizione”.
Ma i file audio dove prendono questi elementi in più? Come per il video anche in questo caso abbiamo “alta definizione” vera e propria soltanto quando l'evento originale è stato registrato in un formato del genere. Da qualche anno un po' tutti i maggiori studi di produzione registrano direttamente nel formato 24bit/96kHz, quindi esiste ormai un piccolo archivio al quale attingere per fornire file audio di questo tipo: in questo senso anche la nostra piccola realtà di HDMusicStore è una conferma di questo. Un formato originale che, per essere memorizzato su CD, subisce un processo di "riduzione di qualità" verso un formato che, ricordiamo, per il CD è 16bit/44,1kHz.
È evidente che un file di definizione maggiore quale è il 24/96 non può che “pesare” di più, proprio in termini di Mbyte, rispetto al 16/44,1. Per cui è altrettanto evidente che il CD, come supporto, non può contenere file di questo tipo. È per questo, infatti, che entrano in gioco i vari computer e soprattutto i capaci hard disk che ormai a prezzi popolari sono sempre più numerosi sulle nostre scrivanie, oltre ad essere fedeli compagni anche in movimento.
Parlare di file implica, inevitabilmente, parlare di formati degli stessi. Il mercato quasi naturalmente sta puntando su due tipologie di file per l'audio ad alta definizione: il FLAC e il WAV. Il primo (Free Lossless Audio Codec), figlio di un progetto Open Source, è un Codec audio di libera distribuzione, di tipo "lossless", ovvero senza perdita di alcuna informazione, seppur con compressione con un rapporto di riduzione del "peso in Mbyte" che può arrivare fino al 50% del file originale. Il WAV è una produzione originale di IBM e Microsoft ed è anch'esso un formato "lossless" ma non compresso.
Entrambi i tipi di formati supportano diversi livelli di qualità che arriva fino al limite (almeno per il momento) che è rappresentato da 32bit/384kHz. In mezzo troviamo valori intermedi che prendono origine da due formati originari: il primo di essi è il formato classico del CD (ovvero 44,1 kHz, ed i suoi derivati diretti frutto di moltiplicazioni per fattori interi. 88,2 kHz, 176,4 kHz, 352,8 kHz). il secondo parte da una frequenza maggiore, probabilmente derivata da quella di campionamenti digitali "matematicamente" più semplici e già impiegati nel DAT di antica memoria) che è 48 kHz, che da luogo ai multipli 96 kHz, 192 kHz e 384kHz; per entrambi il numero di bit può essere 16, 24 e 32.
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